I margini di crescita ci sono tutti. L’e-commerce alimentare in Italia risulta ancora marginale (0,5% della spesa alimentare complessiva, rispetto all’8% del Regno Unito, il 6% della Francia e il 2% di Stati Uniti e Germania), ma è destinato a salire: lo evidenzia un’analisi di Confcommercio presentata nei giorni scorsi. In tal senso – è stato sottolineato – «le acquisizioni di catene di supermercati da parte dei grandi player dell’online come Amazon e Alibaba e le loro sperimentazioni di format ibridi suggeriscono sviluppi interessanti di integrazione tra fisico e virtuale anche nel settore alimentare».

Stando ai dati forniti, l’e-commerce alimentare (esclusa la componente health-care, pari a poco più di 100 milioni di euro) nel 2017 pesava 708 milioni divisi in tre componenti diverse tra loro.

In primis il Grocery Alimentare: il riferimento è «prodotti alimentari tipicamente acquistati in un supermercato», segmento importante e in netta crescita (+57% sul 2016), «perché́ può̀ diventare una modalità̀ automatica/semiautomatica di rifornimento di prodotti confezionati di consumo continuativo (pasta, riso, sughi, caffè, ecc.) nella dispensa di casa».

In secondo luogo, l’Enogastronomia, cioè prodotti gastronomici e alcolici (vino, birra, liquori e distillati); è il primo segmento di vendita di alimentari online in ordine di tempo, ed è ancora il più grande come volumi, ma è destinato ad essere superato a breve. «È molto diverso dal segmento precedente – dice Confcommercio – perché in questo caso l’online permette di trovare specialità e prodotti particolari (la cassata siciliana della pasticceria palermitana provata durante un viaggio, il ciauscolo marchigiano del produttore di nicchia, il vino da intenditori che non si trova al supermercato, ecc.), spesso venduti da piccoli produttori e negozi specializzati».

Terzo, la Ristorazione, si parla quindi di cibo pronto in delivery direttamente dal ristorante o, più̀ spesso, attraverso una piattaforma di consegna. Anche questo segmento risulta in crescita, con un +66% sul 2016, e si tratta di un ambito «solo apparentemente diverso dagli altri due. Da un lato conferma, infatti, il trend crescente dei piatti preparati che colpisce anche la distribuzione alimentare offline, e, dall’altro, è un ulteriore esempio di convergenza competitiva dei formati di offerta nella distribuzione alimentare».


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