Oltre a quella militare della Siria, c’è un’altra invasione turca che preoccupa l’Unione Europea e, di conseguenza, il nostro Paese. Si tratta di quella di cibi pericolosi, per i quali la Turchia vanta la non invidiabile leadership mondiale.

Nel 2018, infatti, sono stati 3622 gli allarmi scattati nei paesi che compongono la UE e 318 le notifiche per prodotti non conformi. Al secondo posto c’è la Cina con 310 notifiche (fonte Coldiretti, sulla base del rapporto RASFF). Una bella lotta (si fa per dire), insomma! Il sistema di allerta rapido europeo (RASFF) registra i rischi alimentari verificati da residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti.

Questi dati testimoniano, una volta di più, l’importanza delle informazioni presenti sulle etichette dei prodotti che si acquistano nei banchi freschi (in questo caso l’ortofrutta). La provenienza dall’Italia o dall’Unione Europea è sempre e comunque indice di prodotti controllati con rigore e conformi a norme di commercializzazione molto più severe. Una battaglia, quella dell’etichetta, che vede da sempre l’Osservatorio Freschissimi in prima linea per la difesa della salute pubblica e la valorizzazione della produzione italiana, in primis, ed europea. Facciamo attenzione, dunque, specialmente adesso con l’inizio della stagione della frutta a guscio (vedi nocciole, per esempio) e fichi secchi, di cui la Turchia è uno dei principali esportatori nei paesi UE.

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