In questi giorni al Parlamento Europeo si discute sull’introduzione di una tassa sulla carne per contrastare i cambiamenti climatici,  sostenuta da diversi studi che dimostrano  come i vari tipi di dieta e gli allevamenti intensivi abbiano un impatto significativo sull’ambiente. 

L’eccezionalità di questa proposta è data dal fatto che è la prima ad essere definita “tassa di sostenibilità” e la prima tassazione su un cibo non considerato “junk food”.

Se la proposta dovesse essere approvata, verrebbe introdotta gradualmente nell’arco dei prossimi dieci anni, causando un aumento di prezzi e un calo dei consumi.

In particolare è previsto un aumento di:

  • + 0,47 cent/€ per 100 gr di vitello
  • + 0,36 cent/€ per 100 gr di maiale
  • + 0,16 cent/€ per 100 gr di pollo

E  si prevede che entro il 2030  i consumi di carne bovina potrebbero ridursi del 67%, quelli di carne suina del 57% e quelli di carne di pollo del 30%. 

Dal punto di vista ambientale, il problema principale è l’efficienza complessiva dell’allevamento intensivo, caratterizzato da uno sbilanciamento tra input e output, poiché i costi e gli impatti  sono maggiori dei benefici. 

Grazie alla tassazione si avrebbe una diminuzione di 120 milioni di tonnellate di CO2 e si recupererebbero 32 miliardi da reinvestire nell’agricoltura, per sostenere gli allevatori a convertire la propria attività e adottare metodi di produzione più sostenibili. Inoltre, parte dei profitti potrebbero essere usati per sostenere l’agricoltura dei Paesi maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici.

A livello sanitario,  con le tasse si recupererebbe circa il 70% dei 285 miliardi di dollari spesi globalmente ogni anno per curare le patologie favorite dal consumo eccessivo di carne rossa (diverse forme di tumore, malattie coronariche, ictus e diabete di tipo 2). 

 

In Italia, dove la tassa colpirebbe il 93% delle persone, Coldiretti afferma che i consumi di carne sono già in calo,  con un consumo di 79 chilogrammi pro-capite, dato tra i più bassi in Europa. Oltre a ciò, è in atto un’importante svolta verso la qualità, con il 45% dei cittadini che privilegia le produzioni nazionali, con una crescita dell’acquisto di carni con marchio Dop, Igp o altre certificazioni di origine e quelle di razze storiche italiane. Questa attenzione per la qualità si è diffusa insieme alla consapevolezza sul benessere degli animali e sulle diverse metodologie zootecniche.

 

A livello globale, le alternative alla tassazione potrebbero essere:

  1. una forma di progresso tecnologico in grado di ridurre fortemente le emissioni degli allevamenti;
  2. la diffusione di prodotti di origine vegetale sostitutivi della carne.

 


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